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- E' anche il fungo dai due anelli - Una vita da tartufo - Eccellente in cucina - Una forza straordinaria |
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Sfogliando per la prima volta un libro di
funghi, una delle storie che più colpiscono e
affascinano è quella di un fungo in grado di
sollevare e di rompere il manto stradale
espandendosi in crescita, facendo capolino
bianchissimo tra le crepe nere dell’asfalto. |
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Questo fungo è Agaricus bitorquis, ormai
indissolubilmente legato a questa sua fama e per
questo indicato da molti libri a carattere
divulgativo con l’appellativo di “fungo
dell’asfalto”. Alcuni di questi libri indicano
erroneamente l’asfalto addirittura come uno dei
suoi possibili habitat, ma in realtà Agaricus
bitorquis cresce esclusivamente sul terreno, tra
l’erba rada o anche su terreno nudo e compatto,
nei parchi e nei giardini, sulle sponde di fiumi
e canali, ai margini delle strade di campagna e
anche nelle aiuole cittadine, dalla tarda
primavera all’autunno inoltrato. Il problema
nasce quando qualche incauto amministratore
decide di asfaltare un terreno ricco del micelio
di questo fungo, senza l’allestimento di
un’adeguata massicciata; il rischio è di dover
ben presto ricorrere a una manutenzione
straordinaria. |
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E' anche il fungo dai due anelli | |
Agaricus bitorquis è una delle specie più
caratteristiche del genere Agaricus, facilmente
riconoscibile soprattutto per la presenza di due
anelli inferi (cioè asportabili dal basso verso
l’alto, in pratica una doppia pseudovolva) di
cui quello superiore nella zona mediana del
gambo e quello inferiore verso la base. A questa
peculiarità deve il suo nome specifico; infatti
“bitorquis” in latino significa appunto “con due
collari”. |
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Gli esemplari molto giovani hanno l’aspetto
di un Lycoperdon (cioè di una vescia): il
margine del cappello è strettamente arrotolato
su se stesso ed il velo esterno avvolge la base
del gambo come una calza membranosa,
congiungendosi sulla superficie del cappello ben
lontano dal margine. Successivamente il cappello
tende a srotolarsi provocando la rottura del
velo più esterno al punto di contatto sul
cappello, originando l’anello più basso;
continuando a srotolarsi molto lentamente, il
cappello progressivamente si espande, provocando
la rottura del velo più interno al punto di
contatto sull’orlo, originando l’anello più
alto. Il tutto è ben illustrato nella tavola
pubblicata nel 1883 dal micologo francese
Quélet, autore della specie (come Psalliota
bitorquis). |
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Nello stadio adulto, molto tardivamente, il
cappello si distende e la pseudovolva si lacera
subito sotto l’anello inferiore ed allora a metà
gambo rimane una fascia membranosa con gli orli
rialzati; in tale stadio Agaricus bitorquis,
contrariamente agli esemplari giovani, può
risultare meno facilmente riconoscibile da un
occhio non esperto. |
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Il colore del fungo è bianco puro o bianco
latte, in particolare per crescita tra l’erba in
zone ombreggiate e umide, ma può essere anche
ocraceo pallido alla sommità, spesso sporco di
terra. Le lamelle sono inizialmente di un rosa
molto pallido, poi diventano rosa carne e infine
bruno cioccolata |
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In esemplari giovani la
carne al taglio vira debolmente al rosso-rosa ed
emana un odore pronunciato e gradevole; in
esemplari adulti con le lamelle scure, il
viraggio è al bruno e l’odore è forte e meno
gradevole. |
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Una vita da tartufo | |
I tartufi sono funghi ipogei, che cioè
“vivono” nel sottosuolo; a buona ragione
Agaricus bitorquis può essere considerato un
fungo semiipogeo, in quanto trascorre gran parte
del periodo di sviluppo sotto la superficie del
terreno: così tastando il terreno intorno agli
esemplari trovati e scavando in corrispondenza
delle gibbosità nel terreno, proprio in analogia
con i cavatori di tartufi, è possibile fare
ottime raccolte, le migliori per la cucina.
Curioso e caratteristico che profondamente
interrati non si trovino solo dei “primordi”, ma
anche corpi fruttiferi in uno stadio di crescita
relativamente avanzato, con già il primo anello
lacerato. |
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Eccellente in cucina | |
Agaricus bitorquis è piuttosto comune nelle aree cittadine e nelle campagne delle pianure alluvionali. Esemplari freschi, con ancora le lamelle appena rosate, e nei primi stadi dello sviluppo, ancora chiusi almeno sull’anello interno, possono dare origine a piatti veramente eccellenti; sia per l’ottimo sapore che per la consistenza croccante. Esemplari molto giovani e freschi possono essere consumati anche crudi in insalata, accompagnati da scagliette di grana, logicamente senza mai eccedere nelle quantità. Per contro sono decisamente da rifiutare gli esemplari maturi, già con cappello disteso e lamelle bruno cioccolato per la consistenza suberosa e per il sapore forte e quasi sgradevole. Comunque da evitare il consumo di funghi cresciuti ai bordi delle strade (o addirittura sulle strade stesse, trattandosi di Agaricus bitorquis) o comunque su substrati innaturali, oltre che per elementari norme igieniche, anche per la tendenza dei funghi ed in particolare proprio delle specie appartenenti al genere Agaricus, ad accumulare metalli pesanti quali piombo, cadmio e mercurio. |
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E’ possibile anche
coltivarlo su scala industriale dove è apprezzata
la sua capacità di crescita anche a temperature
di 30°C e più, rappresentando un risparmio
energetico in termini di minor necessità di
climatizzazione delle grotte rispetto ad
Agaricus bisporus. |
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Una forza straordinaria |
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Ma cerchiamo di capire meglio da cosa derivi la
prorompente forza che gli consente di perforare
il manto stradale; ogni cellula del fungo in
fase di crescita assorbe acqua provocando
l’aumento di volume del citoplasma con
conseguente stato di tensione della membrana
cellulare, fenomeno noto in botanica come
“turgore”. Di fatto entra in gioco una
straordinaria forza idraulica. |
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